mercoledì 4 giugno 2014

Personal prince charming

Ci sono essenzialmente due modi di leggere Orgoglio e pregiudizio, uno legato alla vicenda e un altro focalizzato sulle atmosfere e sull'ironia della scrittrice.
 
In genere, la prima volta in cui una liceale mette il naso nel libro della Austen (e se lo trova incollato alle pagine fino alla fine) è alla vicenda che bada, ansiosa di arrivare al termine della storia, sperando in un lieto fine.
 
Quello che non sa è che quel maledetto libro e la perniciosa malattia del principe azzurro se le porterà dietro per tutta la vita. Più o meno consapevolmente ognuna di noi ha un suo "tipo" di principe azzurro, ovvero quel tipo di uomo che insegue e che, talvolta tenta inutilmente di ritrovare in una serie di fantocci che incrociano la sua strada (meglio non continuare).
 
Un genere di uomo, possiamo chiamarlo prototipo, che vive quasi di vita propria rispetto agli esseri in carne e ossa, una sorta di fantasma che permea le nostre fantasie e spesso, scherma o sostituisce la realtà. Un fantoccio da cullare e vezzeggiare, una maschera da far indossare forzatamente ai poveri esseri umani che si incontrano.
 
Un eccesso di fantasia, insomma, che con energia inesauribile ci fa cercare un soggetto che diventi oggetto delle nostre fantasie.
 
Come si costruisce un Principe azzurro?
 
Diciamo che si costruisce da solo, usando la fervidissima fantasia del soggetto sognante. A questa va aggiunto: un pizzico di noia, una spolverata di solitudine, un tocco di ingenuità e, talvolta, un imbarazzante rifiuto della realtà.
 
C'è chi ama l'uomo dal fare impositivo e maschile, il macho per eccellenza, chi preferisce il bellone e chi l'amicone.
 
Io, invece, amo il genere orsacchiottone, ovvero il maschio apparentemente innocuo, tranquillo e non votato alla corsa sfrenata alla gonnella più corta. Non amo il maschio patinato, quello, per intenderci, bardato con tutte le firme d'ordinanza, che frequenta i posti giusti, la gente giusta e che tiene più al suo bicipite che alla mia incolumità fisica.
 
Quindi, già partendo così, sbaglio.
Sbaglio per principio: non ci sono uomini innocui.
Ci sono uomini che "sembrano" innocui.
Ma tutti gli uomini, ma proprio tutti, amano vezzeggiare il proprio ego con una bella sventolona a fianco. Alcuni sono anche in grado di amare e apprezzare la tua bellezza interiore, certo, ma lo fanno molto meglio partendo dalla tua bellezza esteriore, che ci deve essere.
 
E poi, ho un debole per gli intellettuali sensibili.
Con queste premesse sono già in pole position per prendermi una fregatura colossale.
 
Avete idea di quanti cialtroni pseudo colto/artista ci siano nel sottobosco di alcuni ambienti?
Moltissimi, tanti quanti i granelli di sabbia su una spiaggia caraibica.
Ad aver fascino, per me, è probabilmente la luminosa attrattiva delle loro ambizioni e dei loro interessi intellettuali. Il perché è presto detto, perché io sono un'intellettuale, ovvero il mio approccio all'esistenza è di questo tipo: mi piace sapere il perché delle cose, vedere come funzionano e da cosa si originano. Non si tratta solo di avere a che fare con un essere "pieno di nozioni", ovvero colto. Quello che mi intriga di più è la curiosità e la capacità di aprirmi nuovi orizzonti, farmi conoscere delle cose diverse, non imbottirmi di cultura take away.
 
La curiosità è l'altra faccia della noia, e io che vengo da un posto noioso, fatto di vite noiose e perfino di fantasie noiose come le canzoni degli 883, mi esalto subito all'idea di prospettive diverse.
 
Che bello, gracchia la mia testa scema e piena di nuvole, perdersi in alta montagna a osservare la marmotta... senza tener conto del fatto che 1) soffro di vertigini 2) detesto camminare in salita 3) ho il menisco malconcio 4) la marmotta dovrebbe venire a presentarsi direttamente da me per far sì che io la riconosca tra le altre bestie 5) odio il freddo, la polenta con il capriolo (orrore!) e gli scarponi che fanno venire le vesciche.
 
Questo per darvi un'idea.
 
Un'idea del fantasma che mi impedisce di apprezzare, forse, delle persone "normali" ma a modo loro eccezionali.
Peccato che con il mio essere di indole inquieta il quieto fascino delle normalità abbia poca presa.
 
E dunque, via con i casi umani, i tanti squinternati che ho incontrato e che, francamente, mi chiedo da dove siano usciti.
 
Ora sono nella fase dissipa il fantasma: ovvero, una volta riconosciuto l'inganno evita la fregatura.
Come si fa? Oltre a riconoscere i tratti salienti del mio naturale "candidato fantasma o principe" è con la conoscenza approfondita e continuata che la leggenda si sfata.
Perché solo non conoscendo bene una persona si riesce a incastrarla in un abito che non è il suo, in una personalità che non è la sua.
 
Purtroppo (o per fortuna, dipende dai casi) la fantasia non resiste alla realtà. E talvolta la realtà può anche sorprendere più della fantasia, in un mondo bidimensionale fatto solo di aspettative unilaterali.
 
Il fatto è che per realizzare questo tipo di conoscenza serve tempo e coscienza di sé, due cosette non proprio da nulla....

lunedì 2 giugno 2014

Sos cibo

Come si fa a difendersi da una storia familiare di food addicted?
 
Saranno stati gli anni difficili della guerra, le incertezze legate al futuro, la scarsità di beni, ma nella mia famiglia, da entrambe le parti, si è sempre mangiato troppo.
 
E, per giunta, anche male.
Il cibo più sano e più desiderabile è sempre stata la carne. Avessero potuto mi avrebbero imbottita di carne mezzogiorno e sera. Le leggende metropolitane circolanti sulla carne erano molte: fa crescere, fa sangue, non fa ingrassare (soprattutto la cotoletta alla milanese!). E allora dai con una bistecchina o due al giorno, belle dure e carbonizzate, perché la bambina è così pallida (sono bionda non sono pallida), non ti piace, e allora mettiamoci su sottiletta o maionese o tutt'e due....
Per non parlare della platessa impanata e fritta, oppure di qualche altra bella creazione culinaria.
 
I bei tempi dei sofficini, dei buondì o delle girelle.
Io sono cresciuta così a Spuntì e bastoncini Findus, magari a hamburger surgelati.
 
Finché non ho cominciato a cucinare io.
 
Fatto sta che io, di natura, sono un soggetto poco appetente, dal metabolismo lento, amante di una serie limitata di cibi possibilmente non bisunti e trasudanti grassi saturi.
 
Ma sono assediata da gente che mangia troppo, che cucina troppa roba, che mi rende impossibile seguire le mie esigenze. E' così comodo cucinare in anticipo, sostiene mia madre, che mangia, di norma, almeno il doppio di quanto mangio io. Così ci sono dei comodi avanzi per il giorno dopo.
 
O per l'intera settimana, penso io, riflettendo su quelle teglie infinite di zucchine ripiene che mi perseguitano anche nel sonno. Fatto sta che gli avanzi sono sempre troppi, e per non buttare il cibo (Sacrilegio!) si finisce per mangiare troppo.
 
I risultati poi si vedono, e sul cibo, la cui abbondanza nella nostra moderna società è simile a una persecuzione, vengono scaricate tutta una serie di problematiche e distorsioni.
 
Sono assolutamente consapevole del fatto che, per perdere peso, sarebbe sufficiente che io mangiassi solo quanto e quando (perché tante volte non mi viene fame) ho bisogno, senza diete.
 
Mia mamma non finisce mai di mangiare, dicendo che mi ingozzo velocemente. Le sfugge, forse, che io semplicemente mangio molto meno di lei, e non mi sforzo neppure...
Eppure se viene avanzato del cibo che poi "non va" è sempre automaticamente colpa mia che non l'ho mangiato e non che ne è stato cucinato troppo. Insomma, ogni volta che vedo circolare quelle confezioni famiglia di pollo ho il disgusto.
 
Così ho iniziato io a fare la spesa: cercando confezioni "umane" e preferendo i quantitativi da single.
Ma neppure così riesco a salvarmi: arrivano nel mio frigo salami infiniti, quarti di forme di formaggio che poi, per non far andare a male, si finisce per mangiare tutti.
 
Insoddisfazioni, noia, fastidio, tutto viene proiettato lì, e non serve non comprare certe cose se poi ne compaiono altre...
 
 
 
 
 

domenica 1 giugno 2014

Bricodelinquenti

E' domenica mattina, mi sono svegliata più volte nelle notte per colpa della solita allergia ai pollini. Con fatica ho ripreso sonno, per svegliarmi ancora verso le 7.
 
Ho un fastidioso cerchio alla testa, un principio di malumore e... un martello, o una mazza, che pesta in modo assordante proprio vicino casa.
 
E che cavolo, mi dico, alle sette del mattino di domenica no...
 
E invece sì.
Nel cortile di fronte ecco campeggiare l'homo italicus bricolensis, ovvero quell'essere di sesso maschile, educato dalla mamma italiana che, per il solo fatto di essere uomo, è in possesso di singolari virtù pratiche, al contrario delle donne, che, per giunta, è pure ingegnere.
 
Egli ha assoldato anche moglie e figlia (scommetto per i lavori pesanti) per costruire una copertura semovente fai-da-te per un barbecue di dimensioni monumentali, della tipologia di quelli americani, per evitare la seccatura di doverlo continuamente movimentare per fare due braciole.
 
Io per fare due braciole avrei anche evitato di comprarlo, ma comunque...
 
Ecco che dal felice nulla sta sorgendo una vera schifezza architettonica in puro stile brico: mentre già inizio ad avere nostalgia del buio che stava oltre la siepe, ecco venirmi incontro la visione di un orrore a scaletta, con quattro pali sbilenchi in finto legno, che, dopo alcune ore di battitura senza sosta (e senza alcuna forma di pudore domenicale) sormontano un tettuccio rosso in finti coppi di plastica.
 
Mi pare di essere il vecchietto che dà istruzioni su come far procedere il cantiere, mentre troneggio dall'alto del mio balcone, sconsolata. Ecco, mi dico, quei quattro pali nudi sono proprio simili ai patiboli. Anzi, in Iran li fanno proprio così...
 
Ma che bello, c'è chi ha il laghetto con le carpe, chi una Madonna di gesso a dimensioni naturali, chi i nanetti da salvare e io, invece, ho il patibolo delle salamelle.
 
E c'è solo da sperare che il vento non soffi costantemente verso casa mia... giusto per raddoppiare la sofferenza.
 
Tutto soddisfatto il nostro ingegnere contempla il bel risultato. E' una bella giornata, l'ideale per un giro in bicicletta. Dopo aver lasciato da pulire e sistemare al comparto femminile (as usual), il nostro abile professionista scappa via.
 
Io intanto penso che un conto è progettarle le cose, un altro è realizzarle manualmente.
La manualità prescinde dalle certificazioni scolastiche (così come un sacco di altre cose) e, spesso, non coincide con una laurea.
 
Mentre il bricoleur se la dà a gambe, le donne puliscono io mi chiedo: ma, avranno pensato che può pure piovere di traverso prima di mettere in piedi una simile schifezza?
 
Intanto prego, prego che non venga una tromba d'aria, e che qualcuno lassù ci protegga dal patibolo volante...

sabato 31 maggio 2014

Biondo... paglia!

- Non devi più farti quel colore di capelli, non ti sta bene, è troppo giallo.-.
 
Come sempre mia madre brontola, nel momento meno opportuno, ovvero al termine della cena del sabato, per analizzare il mio nuovo colore di capelli.
 
Il copione è sempre lo stesso: finge di osservarmi da lontano con aria seria (miope o daltonica?) e poi, con la stessa delicatezza con cui un operaio incaricato delle demolizioni prende a mazzate un muro, ti spara il consueto complimento.
 
Stavolta sono i capelli, ma potrebbe essere la lunghezza della gonna, oppure la scollatura, o, magari il tacco della scarpa che ho ai piedi.
 
Oggi, al mercato, ho visto due signore, madre e figlia una sui settanta e una sui cinquanta, in forma e ben curate senza essere eccessive. La madre si entusiasmava per un abito e a me, osservandole, è venuto da pensare: - Perché mia madre non è così?-.
 
Intendo dire, perché mia madre non ama vestirsi in modo elegante (o anche soltanto accettabilmente femminile), perché non si trucca, non si pettina, non si mette mai né un ornamento, né un po' di profumo?
 
E, il "bello" consiste nel fatto che, questa persona disinteressata da sempre nei confronti del suo aspetto, che non esce mai, si ostina a stracciarmi le vesti mediante consigli di stile.
 
Che io incasso come sempre con incredibile buona grazia.
 
Beh, certo, con la mia miglior buona grazia.
Stasera le ho detto che ho raccolto pareri contrastanti, c'è a chi piace e a chi no. Io stessa non ho ancora maturato un giudizio definitivo in materia, il che è vero.
 
E, ho sottolineato, il mio è l'unico che conta per me.
 
E' davvero difficile far evolvere i rapporti tra genitori e figli, soprattutto quando i genitori tendono ad "allargarsi" un po' troppo e a disporre dei figli come di una loro appendice.
Una vera lotta quotidiana, di cui non si vede la fine...

L'amicizia con se stessi

Il titolo dell'ebook è senza dubbio accattivante.
 
Nella noia pomeridiana che avvolge il mio ufficio mi concedo una digressione su Amazon (quanti danni ha fatto quel sito...) e trovo questo libro, a pochissimo prezzo, che promette una trattazione filosofica accessibile anche agli ignoranti (come me) relativa al concetto di amicizia verso se stessi.
 
Che, attenzione, non è egoismo e neppure una visione edulcorata del "conoscere se stessi", ma, mi è parso di capire, si tratta della ripresa di un'idea tanto cara, ad esempio, ai pensatori latini.
 
Questa "amicizia verso di me" è senz'ombra di dubbio quanto più mi serve in questo momento. Ricercare quello che davvero mi fa bene e mi conduce al rispetto di me stessa è la miglior cosa che posso fare, ma è tutt'altro che semplice.
 
La cosa più difficile è neutralizzare le influenze esterne e le richieste pressanti che mi vengono dall'esterno. La colpa è di certo anche mia, sempre impegnata ad accondiscendere e a cedere terreno "per il bene comune" fino a smarrire pezzi di me stessa.
 
E io chi sono poi, mi sono trovata a chiedermi spesso.
Sì, mi trovo impregnata  di una serie di valori che mi derivano dalla mia famiglia, soprattutto da mia madre, dalla sua personalità autoritaria più che forte e terribilmente attaccata a quelle due/tre certezze che ha portato all'assoluto.
 
Una rigidità che deriva dall'instabilità e dalla paura che, alla fine, risulta soffocante.
 
Fatto salvo, nel bene e nel male, tutto il bagaglio familiare che mi porto appresso, al di là di quello, io chi sono? I miei giudizi, le mie idee, le mie priorità, i miei interessi, senza il condizionamento familiare, quali sono?
 
C'è un momento, e forse il concetto di crisi può riassumersi in questo, in cui tutte le risposte e le soluzioni che la tua famiglia e il tuo gruppo di riferimento sociale ti possono dare non ti aiutano a superare i tuoi problemi. E sei costretto in prima persona a rimetterli in discussione e a cercare una nuova "ricetta di vita" (il trovarla è poi un altro paio di maniche).
 
Certamente la lettura non mi illuminerà, ma spero di trovare qualche spunto interessante.
 

domenica 25 maggio 2014

Bridget a lezione di pilates

E' tanto di moda, da qualche anno, questo pilates, da indurmi, con i consueto snobismo, a girare alla larga. Tuttavia, da quando, quest'anno, ho deciso di rimettermi in forma e arginare la decadenza fisica incipiente, mi sono ricordata che il fisioterapista mi aveva consigliato di praticare una disciplina simile allo yoga.
 
E così ho deciso di acchiappare al volo l'invito speditomi da una ex collega, che mi ha segnalato questo minicorso di pilates in una scuola di arti orientali relativamente vicina all'ufficio in uno dei pochi giorni alla settimana in cui la mia pausa pranzo non è ridotta a una minima interruzione, ben inferiore alla mezz'ora, a causa della maleducazione del mio prossimo.
 
Raggiungo il posto, al piano rialzato di un condominio nuovissimo e all'apparenza lussuoso, che spicca in mezzo ai fatiscenti palazzi popolare "vecchia Milano" della zona. Per fortuna sulle finestre hanno apposto delle decalcomanie, perché sul comunicato era riportato un civico sbagliato.
 
L'ambiente è nuovo, non molto grande, ma luminoso e accogliente, in cui predominano i colori chiari.
 
L'insegnante ha più o meno la mia età, sembra gentile anche se non molto espansiva. Ha esattamente il fisico che io vorrei avere e che ho avuto in passato. Flessibile e asciutta. Insomma, il fisico che avevo anni fa, prima di rovinarmelo con tutta questa incuria.
 
Scopro dopo pochi minuti che è assai difficile.
Paradossalmente è per me più semplice saltare per un'ora di ballo scatenato che non mantenere un controllo ferreo su postura e respirazione.
E, altrettanto velocemente, scopro che questa disciplina richiede la tua presenza fisica e mentale. In altre parole, devi essere assolutamente presente a te stessa, un cosa complicatissima per una come me, sempre con la testa "altrove" e "avanti".
 
Eccomi quindi a toccare con mano quanto scarsa sia la consapevolezza del mio corpo.
 
Siamo in quattro allievi e io sono la più giovane, e anche, mi duole dirlo, quella messa fisicamente peggio. Insomma, la più grassa e la più rigida. La migliore è una signora che ha l'età di mia mamma, la quale riesce a fare piuttosto agevolmente tutti gli esercizi proposti o quasi. Io, invece, che fino a poco tempo fa ero tanto flessibile da riuscire a toccare con la faccia per terra a gambe divaricate, adesso sono ingombrata da una pancia e, soprattutto, da un addome ingombrante che mi rende difficoltoso quasi ogni esercizio.
 
Contrariamente alla palestra, dove ci ammazzavano di ripetizioni, qui no, gli esercizi sono simili, ma vengono ripetuti con una lentezza spasmodica.
Provate voi a fare gli addominali al rallentatore....
 
Rientro di corsa in ufficio, "grazie" al mio orario rigido e mi sento, davvero, un'altra persona: per un'ora la mia mente si è riposata dai soliti pensieri ossessivi. Grazie agli esercizi di respirazione sono molto più rilassata e serena. Mi sento come una che... ha ritrovato diverse vertebre che aveva perso per strada!
 
Continuerò dopo le cinque lezioni?
Ancora non lo so, forse preferirei trovare un corso ad orari più consoni ma vicino a casa.
 
Insomma, se anche quest'anno la prova bikini mi vede come sempre molto impreparata, continuo a cercare di riacchiappare almeno un pezzettino della forma fisica perduta e, potendo, di quella mentale.
 

martedì 20 maggio 2014

Fame di tempo

E' ancora un volta martedì, e i giorni mi sembrano rotolare isterici uno dietro l'altro, senza sosta.
Mi sento maldisposta verso l'universo mondo e il fingere la consueta cortesia mi costa più del solito.
 
Un senso di fastidio mi attanaglia, mentre mi pare che ogni gesto mi porti via tempo, tempo prezioso.
Mi stanca il viaggio, mi stancano gli impegni della giornata, e mi stanca, in particolare, trovarmi, ancora, sempre, chiusa in questa stanza con le stesse persone.
 
Nulla, o meglio, non troppo di personale contro queste persone, ma il desiderio di novità è forte.
Il desiderio di uscire, che è la stessa cosa dellì'istinto primario che ci fa respirare.
 
Ne ho abbastanza, e questa è la verità, di persone mediocri, cui mi adatto tutti i giorni.
 
Il dilemma di oggi ruota intorno a quanto di mediocre ti lasciano addosso le persone mediocri.
Mediocri nell'intelletto, mediocri nellì'ingegno, oltremodo noiose e senza la buona grazia che conferisce la bontà d'animo.
 
E mi accorgo, spesso, di indossare a mia volta una maschera a buon mercato per adeguarmi al livello di questi soggetti. Ogni giorno perdo un pezzettino di me.
 
E se smettessi, mi dico?
Se, tanto per cominciare, smettessi di sentirmi in dovere di fare molte cose non necessarie?
Di frequentare queste persone "povere" in una versione tristemente "povera" di me stessa?
 
Spesso, mentre torno a casa la sera, mi sorprendo del fatto che la giornata sia già quasi finita.
E sento il bisogno di "vita", della mia parte di esistenza gratificante e arricchente.
 
Desiderare solo che la sera arrivi presto per lasciarsi alle spalle la giornata, è quanto di più ci avvicina alla morte in vita.