Una fame terribile mi ha colta stamattina, dopo una lunga camminata verso la stazione e dopo due pasti, pranzo e cena di ieri, particolarmente leggeri (ieri sera solo verdure).
Come arrivare all'ora del triste pranzo, un insipido nasello surgelato?
Almeno 5 ore tra l'arrivo in ufficio e il deprimente pasto, da far passare insieme ai crampi della fame.
Invece di svaligiare i cracker della macchinetta ho pensato: - Trattiamoci bene.-.
E così mi sono diretta verso la panetteria dell'angolo, prezzi da gioielliere, ma di solito roba buona.
Non ci vado mai, con la fisima del grasso che mi si deposita sui fianchi senza pietà. E poi non amo le brioche tranne la treccia con l'uvetta e il croissant alla marmellata.
Entro nella panetteria e mi trovo a tu per tu con il nuovo assetto anticrisi: tavolini e seggioline per pause pranzo veloci e unticce. Poche brioche occhieggiano dal bancone, e tutte estremamente piccole.
Niente treccia e un croissant che sembra un biscotto del Mulino Bianco.
Mi decido e compro un saccottino al cioccolato, tanto a me il cioccolato piace.
A fatica attendo di entrare in ufficio per sbranare il saccottino.
Appena apro il sacchetto, però, vengo colta da delusione: un pacchettino unto, friabile e grasso, da cui fuoriesce del cioccolato bruciacchiato, presumo in gocce.
Si sfoglia terribilmente, sporcando dappertutto, me, la mia camicia, le mani, per terra...
Ho fame e lo mangio, ma credo che mi guarderò bene dal ripetere l'esperienza.
Il tutto alla cifra di 1,2 euro, quando al bar trovi brioche che costano decisamente meno.
Capisco la crisi, ma...restituitemi una brioche decente!
martedì 14 maggio 2013
lunedì 13 maggio 2013
La sindrome di Men's Health
Il mio maschilissimo ufficio sta dibattendo da mezz'ora su come farsi venire gli addominali scolpiti.
Alberto sta impartendo consigli sulla dieta e sugli esercizi per ottenere un fisico scolpito, lanciandoli come bombe a mano.
E loro dietro... pare che l'acqua gasata gonfi e faccia venire la pancia.
Ecco, c'è una spiegazione a tutto.
La mia pancia sarà d'acqua gasata.
Alberto sta impartendo consigli sulla dieta e sugli esercizi per ottenere un fisico scolpito, lanciandoli come bombe a mano.
E loro dietro... pare che l'acqua gasata gonfi e faccia venire la pancia.
Ecco, c'è una spiegazione a tutto.
La mia pancia sarà d'acqua gasata.
Crisi - succede anche questo
Durante il mio corso ho conosciuto diverse persone (sono l'unica ad avere un'occupazione). Tra queste Giada, una ragazza giovane e molto carina. All'inizio non ci si conosce e quindi non si parla, poi, piano piano, qualcosa filtra.
Ecco che non succede solo nella disastratissima Grecia, ma anche da noi. Da 5 mesi lei non percepisce lo stipendio, lavorando in un negozio di abbigliamento e calzature. Dopo una gita all'INPS ha scoperto che da 2 anni non le vengono pagati i contributi. E così pure ai suoi colleghi.
Eppure, ogni giorno, lei va a lavorare e così gli altri.
La nostra consulente l'ha invitata a presentare le dimissioni per giusta causa (possibile quando non si percepisce lo stipendio da tre mesi). Che differenza fa? Quando non viene pagato lo stipendio ai dipendenti la situazione è decisamente grave e, per la sue esperienza, è difficile che ci siano inversioni di tendenza positive. Insomma, si è alla frutta, per farla breve.
E allora cosa spinge una ragazza a tirarsi su tutte le mattine per andare al lavoro per... nulla?
E lei dice, vorrete mica che stia a casa?
Perché questo è il timore di tanti lavoratori gratis o quasi: manifestare chiaramente lo stato di disoccupazione attraverso la nullafacenza. Non avere quell'insieme di impegni quotidiani che costringono ad avere una vita ordinata, ad alzarsi, prepararsi, e mostrare a se stessi e alla gente la propria occupazione.
Insomma, il lavoro perde della sua funzione unica, ovvero sostentarsi e assume solo la dimensione sociale del fenomeno, cioè l'esibizione della routine lavorativa.
La grande paura non è solo trovarsi senza lavoro in un periodo in cui chi non lavora non riesce a trovare un'altra occupazione, ma quella di vedere se stessi, inequivocabilmente, a spasso.
Come se fosse franare tra le tenebre della disoccupazione e perdere se stessi senza possibilità di ritorno.
Una netta linea di demarcazione separa chi sta a galla e chi sta sott'acqua, chi lavora e chi no.
E passarla, anche psicologicamente, è dura. Al punto di preferire lavorare gratis....
Serietà
Cos'è la serietà?
Come si può definire e, ancor più, mettere in pratica un atteggiamento serio nella propria esistenza?
Nulla a che vedere con un atteggiamento bacchettone e rigido: ma in quest'ultimo periodo mi è capitato di riflettere seriamente (scusate l'imbroglio di termini) sulla serietà.
Definire come poco serio un certo comportamento, e quindi la persona in questione, mi ha portato a pernsare a cosa intendessi per serietà.
Pensa e ripensa, credo che serio possa essere definito un comportamento in linea con le premesse, l'atteggiamento generale, le promesse chiare o fatte intuire. Una certa linearità di comportamento, senza negare revisioni di idee, è comuque apprezzata. Ma è nei confronti degli altri che la serietà ha la sua applicazione: promettere o far intuire di esserci e poi non rispettare la promessa non è indice di grande serietà.
Va da sé che talvolta tutti noi non siamo seri, e non si può esserlo sempre e comunque.
E ogni mancanza di serietà ha un suo peso e un suo valore che dipende anche dai casi della vita.
Per esempio, rinunciare a una sesssione di shopping non è la stessa cosa del mancare a un importante evento della vita. Oppure, usare e abusare di malattie di familiari e altre scappatoie per evitare il lavoro. In linea di massima, se si vuole conservare la propria dignità lavorativa, sarebbe meglio non esagerare con lo scaricare sui colleghi inermi.
E poi il delicatissimo tema dei rapporti interpersonali, nei quali è difficile, se non impossibile, non commettere qualche scivolone. Credo che la questione del rispetto debba guidare il comportamento nei confronti degli altri. Rispetto per il tempo altrui, per la sensibilità dell'altro, per la forma, che non è sempre esattamente un accessorio.
La questione educazione, ovvero l'arte della convivenza pacifica e il fermare la propria individualità all'inizio di quella dell'altro senza pestare troppo i piedi non è affatto estranea al tema: davvero importante quanto rara da trovare.
Infine, ci sono mancanze di serietà che si possono perdonare. Alcune si possono capire, quelle dettate dalla contingenza, per esempio, o dalla salute. Altre no.
Quali mancanze di serietà sono disposta a tollerare a quali no?
In genere, quando urtano troppo la mia sensibilità, deludendomi, o ferendomi, preferisco troncare o sospendere i rapporti. Non escludo una revisione del provvedimento, ma non certo nel breve termine.
sabato 11 maggio 2013
Orgogliosa di me
E del mio nuovo attestato in addetto buste paga, ottenuto a discapito di lavoro, stanchezza e malattia :-) giovedì. Sono così riuscita a soddisfare una delle curiosità che avavo da tempo (il cedolino, questo oggetto misterioso) e iniziare a costruire il "cuscinetto" di conoscenze che dovrebbe aiutarmi ad avere un miglior profilo professionale.
Giovedì sono arrivata proprio stremata alla meta. A metà lezione ho avuto un momento di black out mentale in cui non riuscivo più a connettere e a mettere in fila un semplice ragionamento di calcolo.
Ieri mattina ero uno zombie, faticavo anche a stare in piedi. La cronica mancanza di sonno mi ha prostrata. Ho studiato in treno, fatto i compiti ovunque fosse possibile (tranne in ufficio) destreggiandomi in abili giochi di prestigio tra matite, fogli e evidenziatori.
Quello che più mi è mancato, in questa baraonda, è stato il tempo di scrivere.
Un'esperienza in cui mettersi alla prova e in cui ingurgitare molte conoscenze alla volta.
La cosa più interessante è stato conoscere una serie di persone significative della realtà locale e una professionista locale, del genere delle professioniste locali. Devo dire che mi sentivo un po' una mosca bianca in mezzo a persone praticamente tutte disoccupate, giovani e meno giovani alle prese con la grande crisi che tentano di riqualificarsi in qualche modo.
Ci sono persone che hanno lavorato trent'anni nello stesso posto per poi essere lasciate a casa, e dappertutto, un ricorso alla cassa integrazione esagerato.
Sembra che tutta Vigevano lo sia. Forse chi spende la propria vita sui treni non se ne accorge, ma pare che la gente a spasso sia molta più di quella al lavoro, qui.
Servirà il corso?
Non lo so... Certo servirà a chi lo ha organizzato e tenuto, ma è un po' concentrato per farne un percorso professionalizzante.
lunedì 6 maggio 2013
Mi manca mio papà
Oggi è uno dei tre milioni di giorni da quando è morto in cui mi manca mio papà.
Non tutti, e non tutti allo stesso modo, certo, a volte mi manca molto e a volte meno.
Non tutti, e non tutti allo stesso modo, certo, a volte mi manca molto e a volte meno.
Ma oggi, un sei maggio freddo, piovoso grigio lunedì di una primavera inesistente, mi manca particolarmente. Una mancanza che si è insinuata a tradimento sotto forma di un disagio inspiegabile.
Sarà che fa freddo, sarà che sono stanca e malaticcia, sarà, insomma.
Mi manca il fatto di non poter stare nella stessa stanza, mentre lui dipingeva e io scrivevo o disegnavo, senza dire una parola, un silenzio che però non era distanza, ma era comunque pieno e caldo.
Mi manca oggi questa corrispondenza personale, la certezza che, senza tante parole, ci si capisse.
Mi manca in particolare oggi, in cui, volendo condividere un avvenimento spiacevole dell'ufficio mi sono trovata a parlare con una persona che assolutamente impermeabile. Una sensazione lunare quasi, come di star parlando con un marziano, nell'indecisione di chi fosse il marziano dei due.
Un vuoto terribile come quello pieno di parole effimere lascia dietro di sé una sensazione di mortale solitudine.
Mi manca quindi l'unica persona a cui somiglio, e, più passa il tempo e meglio capisco.
E oggi, circondata da questo vuoto di aria rarefatta, come se le parole, gli sguardi e i gesti si fossero sbriciolati, capisco meglio tutti quegli anni in cui, ogni sera, ho meccanicamente tolto la chiave dalla toppa di casa, un riflesso condizionato, per permettergli di rientrare.
Pensavo che Andreotti fosse immortale....
E invece no. Alla fine è morto anche lui.
«I pazzi si distinguono in due tipi: quelli che credono di essere Napoleone e quelli che credono di risanare le Ferrovie dello Stato»
«Essendo noi uomini medi, le vie di mezzo sono, per noi, le più congeniali»
«I pazzi si distinguono in due tipi: quelli che credono di essere Napoleone e quelli che credono di risanare le Ferrovie dello Stato»
«Essendo noi uomini medi, le vie di mezzo sono, per noi, le più congeniali»
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