Non solo per durata, ma anche per forma.
Quelli in cui i partecipanti compravano un abito elegante per la cerimonia, frequentavano parrucchieri per l'occasione, tiravano fuori la gioielleria. E, almeno i parenti degli sposi, erano decorosi. Oggi la sindrome cinese pare abbia colpito tutti, indistintamente, anche nel "medioevo" così ho soprannominato la lande lomelline parlando con Dani.
Sono reduce da una cerimonia devastante, in una gelida e piovosa domenica di aprile.
Io e il mio vestitino smanicato di seta rabbrividiamo insieme alle scarpe aperte.
In chiesa si vede di tutto: io mi annoio, sono a questo matrimonio per forza, nel vero senso del termine. Che posso fare se non mettermi a osservare il mio prossimo?
Il mio prossimo non sa la Messa. A parte me e tre beghine, ognuno dava la sua personale versione delle preghiere, compreso il Padre Nostro. Il mio prossimo tiene acceso il cellulare in Chiesa e capita che quast'ultimo si metta a mugghiare a tradimento nel bel mezzo dell'elevazione.
Il mio prossimo fa circolare i bambini come pare e piace, e questi cercano di giocare a nascondino dietro all'altare, con grande sconcerto dei presenti.
Il mio prossimo è di un cinismo agghiacciante, commentando la predica, a dire il vero decisamente scadente, a mezza voce e "in diretta" invece di aspettare in religioso silenzio che la funzione terminasse e poi, parliamo dei pronostici sulla durata del matrimonio? O degli sbuffi per la noia di dover partecipare alla cerimonia?
Ma sono state le mise di alcuni soggetti a impensierirmi.
Innanzitutto la madre dello sposo.
Che, alta perfino meno di me, si è messa un vestito lunghissimo che sono certa di aver visto dai cinesi sabato. Tessuto che prende fuoco solo a guardarlo tanto è sintetico, di un bel color topo con riflessi dorati e un cardigan proprio fuori tinta.
A completarlo, al ristorante, degne ciabatte ortopediche bianche.
Poi ci sono state tre ragazzotte, che evidentemente hanno gareggiato all'ultimo sangue per chi aveva la minigonna più corta. A vincere ragazzotta numero uno, con superaderente mise sempre color topo appena sotto il sedere. Perizoma (stretto) in bella vista, scollatura da rimpolpare, scarpe in "vorrei fosse pelle" di mille colori e con tacco simile a un trampolo. Ma ben posizionata anche una giunonica ragazza, la cui misura di reggipetto è decisamente superiore alla mia, con una scollatura abissale sul suo vestito in raso blu, stile impero, corredato da elegantissime rose di stoffa a corredare l'importante scollatura, il tutto chinese style con un accenno balenottera e pettinatura Moira Orfei.
Tra giovani e meno giovani in abiti sportivi, con massiccia esibizione di tatuaggi e magliette girocollo, ecco che spunta il karaoke. Cantano solo i bambini, i Ricchi e Poveri trionfano, il tizio gira per i tavoli con il microfono in cerca di vittime. In men che non si dica troviamo rifugio in bagno, un augusto spazio pieno di transfughi.
E per finire un bel caffè servito all'aperto, in mezzo a una gran corrente e un freddo becco, sotto l'acqua. Fine delle 8 ore di tortura.
lunedì 29 aprile 2013
sabato 27 aprile 2013
Tutti appesi a un filo
Quando si vedrà la luce in fondo al tunnel?
Me lo chiedo con insistenza, ogni volta che, o la Banca Centrale Europea, o il Fondo monetario internazionale pubblica nuove, deprimenti, stime sul ritorno alla crescita dell'ecomonia, europea e italiana.
Da quanto seguo questa parte, ho visto slittare le previsioni di ritorno alla crescita sempre più in l°.
Dalla seconda metà del 2012 alla seconda del 2013, fino all'inizio 2014 e, in ultima battuta, alla seconda metà del 2014. Per crescita, mi chiedo, cosa si intende? Perché, come ormai usano dire anche le varie showgirl nelle trasmissioni pomeridiane di bassa fascia, la trasmissione all'economia reale avviene sempre con ritardo rispetto alla messa in movimento del sistema.
Ora, quello che vedo, e che non posso ignorare, è un costante, evidente peggioramento del panorama economico. Passeggiando perfino per il centro di Milano, non posso non notare serrande abbassate in continuo aumento. Proprio oggi, passando per il centro di Mortara, ho visto l'ennesimo negozio chiuso con il cartello affittasi. Un giorno ho deciso che voglio contarli per vedere quanti ne sono rimasti aperti, un conto alla rovescia prima di arrivare al deserto dei tartari.
Così come, mi è capitato, non posso non notare il numero di persone a spasso al pomeriggio, in insospettabili giorni feriali. Girano e girano e girano così come facevo io con le mie amiche da ragazzina, camminavamo per delle ore, non potendo fare altro.
Capire il perché si è arrivati a una situazione del genere non è facile, tanti sono gli elementi in gioco.
Ma le radici affondano in un passato che noi, della nostra generazione, non possiamo capire.
Innanzitutto, l'Italia vive alla giornata, o mezza giornata, da tantissimo tempo, da quando, a cavallo tra gli anni 70 e 80 il debito pubblico è esploso e l'economia ha cominciato a rallentare. Più che non la bassa competitività, sono state le tangenti a stritolare la nostra economia. Uno Stato elefantiaco che si preoccupava di assorbire più disoccupati possibili ha fatto il resto, insieme alle caste professionali.
L'ho scoperto leggendo qualche pagina del libro di storia a cui mi dedico nei pochissimi momenti liberi, si intitola l'Italia di oggi, di Giuseppe Mammarella.
E poi ci sono questi ultimi anni, in cui non solo "esistevo" ma ero più cosciente di quello che mi stava intorno. Il problema, ora, sta nel fatto che la crisi si è avvitata su sé stessa.
Le banche hanno da tempo chiuso i rubinetti del credito, affamando il sistema per salvare, diciamo così sé stesse, dopo aver fatto disastri con prodotti finanziari sintetici e con mutui concessi "a casaccio" e senza criterio. Senza risorse economiche, il sistema boccheggia, il sistema tutto perché con le attività economiche che cadono come mosche d'estate diminuiscono le entrare fiscali.
Cosa può migliorare la situazione?
Un taglio delle tasse, a mio modo di vedere. Soprattutto sul lavoro, sia esso autonomo sia esso dipendente. Lo vedo adesso che sto studiando per le buste paga.
E' incredibile, il quantitativo di tasse da pagare.
E poi, una bella ripulita al sistema politico, ma fatta seriamente e non da presunti tribuni del popolo.
Ci sarà la maturità necessaria per farlo?
Qui mi sembrano tutti così insolentemente attaccati alla loro poltrona da non preoccuparsi di altro se non di mantenersi nello stesso posto privilegiato. A volte mi sembra di essere in un'atmosfera da fine dell'impero, in cui la decadenza arriva inesorabile.
Mai, dico mai, mi sono sentita così incerta in vita mia.
Così appesa a un filo, e mi sono resa conto che quello che fa la differenza è avere o non avere un lavoro. Chi ce l'ha come me può fare la spesa, pagare le bollette, le rate, andare avanti insomma.
Ma chi lo perde, oggi, non ne trova un'altro.
Questa è l'ansia che mi ha spinta a rivedere la mia professionalità, fatta di... poco, come quella di un po' tutti, a essere sinceri.
Perché, e ne sono consapevole, scippando un verso, le mie parole sono tutto quel che ho.
Me lo chiedo con insistenza, ogni volta che, o la Banca Centrale Europea, o il Fondo monetario internazionale pubblica nuove, deprimenti, stime sul ritorno alla crescita dell'ecomonia, europea e italiana.
Da quanto seguo questa parte, ho visto slittare le previsioni di ritorno alla crescita sempre più in l°.
Dalla seconda metà del 2012 alla seconda del 2013, fino all'inizio 2014 e, in ultima battuta, alla seconda metà del 2014. Per crescita, mi chiedo, cosa si intende? Perché, come ormai usano dire anche le varie showgirl nelle trasmissioni pomeridiane di bassa fascia, la trasmissione all'economia reale avviene sempre con ritardo rispetto alla messa in movimento del sistema.
Ora, quello che vedo, e che non posso ignorare, è un costante, evidente peggioramento del panorama economico. Passeggiando perfino per il centro di Milano, non posso non notare serrande abbassate in continuo aumento. Proprio oggi, passando per il centro di Mortara, ho visto l'ennesimo negozio chiuso con il cartello affittasi. Un giorno ho deciso che voglio contarli per vedere quanti ne sono rimasti aperti, un conto alla rovescia prima di arrivare al deserto dei tartari.
Così come, mi è capitato, non posso non notare il numero di persone a spasso al pomeriggio, in insospettabili giorni feriali. Girano e girano e girano così come facevo io con le mie amiche da ragazzina, camminavamo per delle ore, non potendo fare altro.
Capire il perché si è arrivati a una situazione del genere non è facile, tanti sono gli elementi in gioco.
Ma le radici affondano in un passato che noi, della nostra generazione, non possiamo capire.
Innanzitutto, l'Italia vive alla giornata, o mezza giornata, da tantissimo tempo, da quando, a cavallo tra gli anni 70 e 80 il debito pubblico è esploso e l'economia ha cominciato a rallentare. Più che non la bassa competitività, sono state le tangenti a stritolare la nostra economia. Uno Stato elefantiaco che si preoccupava di assorbire più disoccupati possibili ha fatto il resto, insieme alle caste professionali.
L'ho scoperto leggendo qualche pagina del libro di storia a cui mi dedico nei pochissimi momenti liberi, si intitola l'Italia di oggi, di Giuseppe Mammarella.
E poi ci sono questi ultimi anni, in cui non solo "esistevo" ma ero più cosciente di quello che mi stava intorno. Il problema, ora, sta nel fatto che la crisi si è avvitata su sé stessa.
Le banche hanno da tempo chiuso i rubinetti del credito, affamando il sistema per salvare, diciamo così sé stesse, dopo aver fatto disastri con prodotti finanziari sintetici e con mutui concessi "a casaccio" e senza criterio. Senza risorse economiche, il sistema boccheggia, il sistema tutto perché con le attività economiche che cadono come mosche d'estate diminuiscono le entrare fiscali.
Cosa può migliorare la situazione?
Un taglio delle tasse, a mio modo di vedere. Soprattutto sul lavoro, sia esso autonomo sia esso dipendente. Lo vedo adesso che sto studiando per le buste paga.
E' incredibile, il quantitativo di tasse da pagare.
E poi, una bella ripulita al sistema politico, ma fatta seriamente e non da presunti tribuni del popolo.
Ci sarà la maturità necessaria per farlo?
Qui mi sembrano tutti così insolentemente attaccati alla loro poltrona da non preoccuparsi di altro se non di mantenersi nello stesso posto privilegiato. A volte mi sembra di essere in un'atmosfera da fine dell'impero, in cui la decadenza arriva inesorabile.
Mai, dico mai, mi sono sentita così incerta in vita mia.
Così appesa a un filo, e mi sono resa conto che quello che fa la differenza è avere o non avere un lavoro. Chi ce l'ha come me può fare la spesa, pagare le bollette, le rate, andare avanti insomma.
Ma chi lo perde, oggi, non ne trova un'altro.
Questa è l'ansia che mi ha spinta a rivedere la mia professionalità, fatta di... poco, come quella di un po' tutti, a essere sinceri.
Perché, e ne sono consapevole, scippando un verso, le mie parole sono tutto quel che ho.
venerdì 26 aprile 2013
Un incontro interessante
Tutto è cominciato a causa di un diploma incorniciato nello studio del centro di naturopatia in cui stavo oggi, nel mezzogiorno, impegnata a spendere il regalo "giornata insieme con coccole" che celebra il doppio compleanno di Maria e mio.
In questo caso era Maria a fornirmi un delizioso pacchetto sauna, bagno turco massaggio peeling e maschera. Stavo stesa ad aspettare la mia massaggiatrice, aggraziata come un leone marino a pancia in giù e altrettanto poco vestita.
Come sempre mi guardavo intorno, curiosa come una gazza ladra, elemento insito nel mio dna.
Il mio sguardo passava in rassegna i prodotti, l'ambiente, il locale.
Così i miei occhietti rapaci si posano su un'intera parete di diplomi. Naturopatia, reiki (non chiedetemi cos'è, prima o poi lo saprò), iridologia... tutta roba più o meno legata alla materia, e poi lui, criminologia!!! Io rimango ipnotizzata. L'avevo visto anch'io organizzato dal Comune di Milano ed ero interessatissima.
Appena entra Johanna, così si chiama, non resisto: le chiedo il motivo di quel corso.
E da quello inizio a scoprire un mondo.
Johanna, che ha una quarantina abbondante verso i 50, è una donna minuta e forte, su cui si vedono i segni della vita passata a combattere per sé.
Mi parla della necessità di integrare le sue conoscenze per affrontare in modo corretto il volontariato per lo sportello donna, per aiutare nel modo migliore chi è vittima di violenze. Mi parla dei suoi studi di counseling, dello scopo di questi, e di quelli di psicologia.
Per 50 minuti attraverso la vita di una donna costretta a fare studi tradizionali, che ha rifiutato questa vita, fuggendo appena terminati gli studi per approdare a un circo. Conoscendo poi un italiano che l'ha convinta a rimanere, ma destinandola ad un ruolo da eterna amante, disponibile "on demand".
E nelle sue parole, in quei minuti, c'è tutto, ci sono i lunghi anni passati a dipendere da qualcuno, ci sono le disillusioni, la fatica di ricrearsi una nuova vita, l'orgoglio e la forza dell'avere una propria attività, e di andare avanti avanti nonostante tutto.
Non nasconde l'amarezza, quando mi dice che, ormai, preferisce parlare con una donna interessante che con un uomo qualsiasi, né le delusioni.
Ma è nel momento in cui mi dice che il suo più grande desiderio è comprendere, per saper decidere al meglio, che capisco che tra noi c'è affinità elettiva.
Mi spiega che lo scopo del counseling è quello fare i conti con i propri nodi irrisolti, con i fantasmi del passato, per poter ascoltare senza parzialità, per poter dare aiuto vero e fornire una soluzione su misura per la persona che chiede aiuto.
Ma mentre mi parla dei problemi con la madre e con l'ex, come un fiume in piena, mi chiedo chi delle due è il counselor...
E alla fine un momento di verità estrema e un sorriso sul volto di una donna che ho visto correre come una pazza, rispondendo a mille chiamate, gestendo me e i suoi fantasmi, quando mi dice, nel caos dei mille coupon che hanno venduto tra cento offerte. Le chiedo come fa a vivere, e lei mi dice che sono due anni che tirano avanti grazie ai coupon. Che lavorano quasi per niente, e con pochissime risorse tengono aperto il centro. Che con i pochi clienti paganti tirano in là. Ma che si devono individuare le priorità e mentre molti chiudono, lei ostinatamente va avanti, lavorando come una pazza, ogni giorno, anche ieri, e che le fanno male spalle e mani.
Mentre mi dice alcune cose, sento che ripete come un mantra rassicurante cose che le hanno insegnato nei vari corsi di psicologia e aiuto che ha fatto.
Per convincere sé più che me.
La lascio con un sorriso sulle labbra, nel suo piccolo e strano centro a struttura circolare, nello scantinato di un palazzo in corso Monforte, vicino a San Babila. Buio e desideroso di un rinnovamento, trascurato nella struttura - poco ci manca che mi chiuda dentro senza riuscire a riemergere dal camerino, con le inservienti isteriche, e il phon penzolante in uno strano bagno con lavatrice a vista, in attesa di tempi, si spera, migliori.
E' già impegnata con altre due clienti, nemmeno il tempo di salutare.
In questo caso era Maria a fornirmi un delizioso pacchetto sauna, bagno turco massaggio peeling e maschera. Stavo stesa ad aspettare la mia massaggiatrice, aggraziata come un leone marino a pancia in giù e altrettanto poco vestita.
Come sempre mi guardavo intorno, curiosa come una gazza ladra, elemento insito nel mio dna.
Il mio sguardo passava in rassegna i prodotti, l'ambiente, il locale.
Così i miei occhietti rapaci si posano su un'intera parete di diplomi. Naturopatia, reiki (non chiedetemi cos'è, prima o poi lo saprò), iridologia... tutta roba più o meno legata alla materia, e poi lui, criminologia!!! Io rimango ipnotizzata. L'avevo visto anch'io organizzato dal Comune di Milano ed ero interessatissima.
Appena entra Johanna, così si chiama, non resisto: le chiedo il motivo di quel corso.
E da quello inizio a scoprire un mondo.
Johanna, che ha una quarantina abbondante verso i 50, è una donna minuta e forte, su cui si vedono i segni della vita passata a combattere per sé.
Mi parla della necessità di integrare le sue conoscenze per affrontare in modo corretto il volontariato per lo sportello donna, per aiutare nel modo migliore chi è vittima di violenze. Mi parla dei suoi studi di counseling, dello scopo di questi, e di quelli di psicologia.
Per 50 minuti attraverso la vita di una donna costretta a fare studi tradizionali, che ha rifiutato questa vita, fuggendo appena terminati gli studi per approdare a un circo. Conoscendo poi un italiano che l'ha convinta a rimanere, ma destinandola ad un ruolo da eterna amante, disponibile "on demand".
E nelle sue parole, in quei minuti, c'è tutto, ci sono i lunghi anni passati a dipendere da qualcuno, ci sono le disillusioni, la fatica di ricrearsi una nuova vita, l'orgoglio e la forza dell'avere una propria attività, e di andare avanti avanti nonostante tutto.
Non nasconde l'amarezza, quando mi dice che, ormai, preferisce parlare con una donna interessante che con un uomo qualsiasi, né le delusioni.
Ma è nel momento in cui mi dice che il suo più grande desiderio è comprendere, per saper decidere al meglio, che capisco che tra noi c'è affinità elettiva.
Mi spiega che lo scopo del counseling è quello fare i conti con i propri nodi irrisolti, con i fantasmi del passato, per poter ascoltare senza parzialità, per poter dare aiuto vero e fornire una soluzione su misura per la persona che chiede aiuto.
Ma mentre mi parla dei problemi con la madre e con l'ex, come un fiume in piena, mi chiedo chi delle due è il counselor...
E alla fine un momento di verità estrema e un sorriso sul volto di una donna che ho visto correre come una pazza, rispondendo a mille chiamate, gestendo me e i suoi fantasmi, quando mi dice, nel caos dei mille coupon che hanno venduto tra cento offerte. Le chiedo come fa a vivere, e lei mi dice che sono due anni che tirano avanti grazie ai coupon. Che lavorano quasi per niente, e con pochissime risorse tengono aperto il centro. Che con i pochi clienti paganti tirano in là. Ma che si devono individuare le priorità e mentre molti chiudono, lei ostinatamente va avanti, lavorando come una pazza, ogni giorno, anche ieri, e che le fanno male spalle e mani.
Mentre mi dice alcune cose, sento che ripete come un mantra rassicurante cose che le hanno insegnato nei vari corsi di psicologia e aiuto che ha fatto.
Per convincere sé più che me.
La lascio con un sorriso sulle labbra, nel suo piccolo e strano centro a struttura circolare, nello scantinato di un palazzo in corso Monforte, vicino a San Babila. Buio e desideroso di un rinnovamento, trascurato nella struttura - poco ci manca che mi chiuda dentro senza riuscire a riemergere dal camerino, con le inservienti isteriche, e il phon penzolante in uno strano bagno con lavatrice a vista, in attesa di tempi, si spera, migliori.
E' già impegnata con altre due clienti, nemmeno il tempo di salutare.
giovedì 25 aprile 2013
Odissea - backstage
La mia odissea personale inizia la mattina presto, in coda per Milano in auto.
Auto che lascio, sulla strada, alla fermata di Inganni.
Appena salita in metro comincio ad arrovellarmi, avrò chiuso la portiera? avrò spento le luci?
Classificandomi subito a buon diritto tra le isteriche.
Giornata di lavoro semi intensa, un po' il caldo, un po' la stanchezza grande di questi giorni...
A metà giornata vengo colta da un accesso di stanchezza. Il pensiero della lunga giornata davanti mi sgomenta. Con lentezza finisco quanto devo.
Mi catapulto dal mio chirurgo vascolare, per far male a me e al mio portafoglio.
Scopo, seduta di laser per cancellare il mio ennesimo angioma.
Un male cagnaccio, lo dico.
Ho tutte le bollicine da scottatura.
E, in più, quando mi mette gli occhialini che schermano del tutto la luce inizio a soffrire di claustrofobia.
Un male anche al portafoglio, e non si tratta nemmeno solo di estetica. Mi fa male quando mi siedo sopra.
Mentre patisco le bene dell'inferno e il medico mi rabbonisce: - Suvvia, l'ultimo, una ragazza piena di qualità come lei...- penso al dopo.
Prossimo appuntamento 7 maggio.
Maria esprime tutta la sua generosità ospitandomi e permettendomi così di cambiarmi e rinfrescarmi.
Mi accompagna a teatro, anche. Nessuna delle due ha fame e quindi scegliamo un caffè e un dolce.
Davanti a teatro mi lascia, c'era solo un biglietto.
Il mio posto è in galleria. Si vede benissimo, ma è molto inclinata.
Io soffro terribilmente di vertigini, se guardo di sotto fino al pavimento sento sfarfallarmi il sangue.
O leggo i titoli in italiano, oppure guardo i personaggi.
Le bollicine iniziano a pulsarmi sotto la gamba, ma lo spettacolo mi cattura, per quanto sia la prima volta che vado a teatro da sola e mi senta un po' a disagio, non so nemmeno io perché.
Scappo, poi, temendo che la mia yaris si trasformi in zucca, o meglio si volatilizzi miseramente.
Cambio due metro, semivuote e batto tutti i record di percorso piano con ballerine per raggiungere l'auto in una periferia milanese vuota per il ponte e per l'ora tarda.
Con buona pace di qualche limite di velocità, arrivo a casa, dove mi leggo tutto il libretto dell'opera e poi, finalmente, dormo.
Ho superato qualche paura, direi, ieri sera.
Auto che lascio, sulla strada, alla fermata di Inganni.
Appena salita in metro comincio ad arrovellarmi, avrò chiuso la portiera? avrò spento le luci?
Classificandomi subito a buon diritto tra le isteriche.
Giornata di lavoro semi intensa, un po' il caldo, un po' la stanchezza grande di questi giorni...
A metà giornata vengo colta da un accesso di stanchezza. Il pensiero della lunga giornata davanti mi sgomenta. Con lentezza finisco quanto devo.
Mi catapulto dal mio chirurgo vascolare, per far male a me e al mio portafoglio.
Scopo, seduta di laser per cancellare il mio ennesimo angioma.
Un male cagnaccio, lo dico.
Ho tutte le bollicine da scottatura.
E, in più, quando mi mette gli occhialini che schermano del tutto la luce inizio a soffrire di claustrofobia.
Un male anche al portafoglio, e non si tratta nemmeno solo di estetica. Mi fa male quando mi siedo sopra.
Mentre patisco le bene dell'inferno e il medico mi rabbonisce: - Suvvia, l'ultimo, una ragazza piena di qualità come lei...- penso al dopo.
Prossimo appuntamento 7 maggio.
Maria esprime tutta la sua generosità ospitandomi e permettendomi così di cambiarmi e rinfrescarmi.
Mi accompagna a teatro, anche. Nessuna delle due ha fame e quindi scegliamo un caffè e un dolce.
Davanti a teatro mi lascia, c'era solo un biglietto.
Il mio posto è in galleria. Si vede benissimo, ma è molto inclinata.
Io soffro terribilmente di vertigini, se guardo di sotto fino al pavimento sento sfarfallarmi il sangue.
O leggo i titoli in italiano, oppure guardo i personaggi.
Le bollicine iniziano a pulsarmi sotto la gamba, ma lo spettacolo mi cattura, per quanto sia la prima volta che vado a teatro da sola e mi senta un po' a disagio, non so nemmeno io perché.
Scappo, poi, temendo che la mia yaris si trasformi in zucca, o meglio si volatilizzi miseramente.
Cambio due metro, semivuote e batto tutti i record di percorso piano con ballerine per raggiungere l'auto in una periferia milanese vuota per il ponte e per l'ora tarda.
Con buona pace di qualche limite di velocità, arrivo a casa, dove mi leggo tutto il libretto dell'opera e poi, finalmente, dormo.
Ho superato qualche paura, direi, ieri sera.
Odissea
Bellissimo spettacolo.
Semplicemente questo.
Una intelligente e affascinante lettura del mito greco per eccellenza.
Ulisse, un personaggio a cui sono molto affezionata, uno dei pochi con sfaccettature psicologiche nella letteratura antica, protagonista del mio tema di maturità.
Il desiderio sconfinato di conoscere, di superare gli umani confini, e la struggente nostalgia di casa (pur con qualche distrazione) ne fanno il mio preferito, umano e intelligente (la qualità che più stimo).
Quasi miracoloso l'equilibrio tra arte recitativa, danza, canto.
Ho apprezzato molto il richiamo alla tragedia classica, con la sua recitazione con maschere, riprodotta facendo dei personaggi una maschera, non quella della commedia dell'arte, però.
Splendido, insomma.
mercoledì 24 aprile 2013
Head over feet
La mia, di testa, ovvio.
E senza motivo, per giunta, tangibile e argomentato.
Un po' ridicolo, inoltre, questo modo di riscoprire le cose di nuovo come le avessero create ieri, mentre sono identiche da millenni.
Dicono che sia così per tutti, le emozioni ricreano il mondo, ma, per ora, lo sconvolgono e basta, inducendo a fare delle cose sceme e un filino pericolose, pure.
Intanto, ho mal di gola e sono stanca.
Spero di riposarmi in questi giorni....
E senza motivo, per giunta, tangibile e argomentato.
Un po' ridicolo, inoltre, questo modo di riscoprire le cose di nuovo come le avessero create ieri, mentre sono identiche da millenni.
Dicono che sia così per tutti, le emozioni ricreano il mondo, ma, per ora, lo sconvolgono e basta, inducendo a fare delle cose sceme e un filino pericolose, pure.
Intanto, ho mal di gola e sono stanca.
Spero di riposarmi in questi giorni....
martedì 23 aprile 2013
Evoluzione della specie
La mia, per farla breve.
Sono meravigliata della facilità con cui sto apprendendo queste cose sulle buste paga.
Me la cavo bene con i numeri, sono rassicurata dalla parte giuridica dei contratti, precisa nei conti, sicura nei passaggi...
Ma cosa mi sta succedendo?
Nei secoli dei secoli sono sempre stata intuitiva, ma discontinua e distratta, brava bravissima nelle cose che mi interssano, che aggredisco in modo ossessivo, facile ad annoiarmi, sciatta nei conti, avversa alla disciplina. Anarchica.
Sono un'anarchica di natura.
Che si è, o si sta, con fatica, rigore, tenacia e pazienza, riconvertendo alla precisione.
O almeno a una forma di ordine accettabile.
Sapeste la tentazione di buttare all'aria tutte le carte...talvolta.
Quello che sto cercando di fare, l'ho capito con chiarezza qualche tempo fa.
Da un lato mi sto mettendo alla prova. E' tutta la vita che ho paura di fare delle cose. Una paura che mi deriva da cronica insicurezza. Adesso mi sto sfidando, in un certo senso.
Dall'altra sto cercando di mettere ordine, dentro e fuori.
Mi sono detta, chiaramente, non posso più vivere così, nel caos, nel limbo.
Sono meravigliata della facilità con cui sto apprendendo queste cose sulle buste paga.
Me la cavo bene con i numeri, sono rassicurata dalla parte giuridica dei contratti, precisa nei conti, sicura nei passaggi...
Ma cosa mi sta succedendo?
Nei secoli dei secoli sono sempre stata intuitiva, ma discontinua e distratta, brava bravissima nelle cose che mi interssano, che aggredisco in modo ossessivo, facile ad annoiarmi, sciatta nei conti, avversa alla disciplina. Anarchica.
Sono un'anarchica di natura.
Che si è, o si sta, con fatica, rigore, tenacia e pazienza, riconvertendo alla precisione.
O almeno a una forma di ordine accettabile.
Sapeste la tentazione di buttare all'aria tutte le carte...talvolta.
Quello che sto cercando di fare, l'ho capito con chiarezza qualche tempo fa.
Da un lato mi sto mettendo alla prova. E' tutta la vita che ho paura di fare delle cose. Una paura che mi deriva da cronica insicurezza. Adesso mi sto sfidando, in un certo senso.
Dall'altra sto cercando di mettere ordine, dentro e fuori.
Mi sono detta, chiaramente, non posso più vivere così, nel caos, nel limbo.
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