sabato 30 marzo 2013

La verità

Al termine di una settimana molto faticosa, lavorativamente parlando, mi trovo sulla metropolitana milanese in un giorno di pioggia.
Umidità e un'accozzaglia di varia umanità mettono come di consueto alla prova la mia pazienza già sovrastimolata da una sequela di grane assolutamente ridicole, ma non meno seccanti.
 
Schiacciata da borse e gomiti, impossibilitata ad annullarmi nel mio romanzo per questioni di equilibrio, non so come fare passare tutti quei minuti che mi separano da Porta Genova.
Volgo lo sguardo, dopo averlo fatto rotolare in giro, dentro di me, alla ricerca di uno spazio di ricreazione dall'invadenza del mondo circostante.
Con il mio sguardo ermeticamente volto verso terra mi chiedo: -Cos'è la verità?-
 
Cos'è la mia verità, quando per sopravvivere o per comodità passo da una maschera all'altra, sfoderando all'occorrenza uno dei miei personaggi, come un capo dall'armadio.
 
C'è un confine sottile tra educazione, civile convivenza e finzione.
Per compiacere, per far scivolare via le cose, per non guardarle in faccia.
C'è sempre un motivo per sdoppiarsi (o triplicarsi, o quadruplicarsi) e talvolta più di uno.
 
Ammetto che, con il tempo, non riesco più a sopportare lo sforzo emotivo che mi costa questo continuo riaggiustamento dei fronti. E, in particolare, la nomea di essere di diplomatica, conciliante, di ottimo carattere. Sapessero quanti mal di stomaco... per cacciar giù il desiderio di strozzare il cretino di turno. Ma quello che più mi dà fastidio è chi cerca di approfittarsi della mia presunta bontà ritenendomi scema.
 
I momenti in cui riesco a metter via i panni di scena sono sempre meno.
E mi sento spesso come una pentola a pressione sul fuoco e con le valvole bloccate.

La verità è che avrei bisogno di accettare il rischio, ancora una volta, che le cose finiscano, le persone muoiano, i desideri cambino, le idee tramontino. Mi spaventa così tanto la solitudine, che me la infliggo preventivamente, non si sa mai. Una fuga sul più bello e via andare.
Eppure è solo rendendosi accessibili che si può sperare che qualcuno si avvicini, e non è montando trincee di specchi che ci si può difendere.
Dolori e delusioni arrivano implacabili, non per questo bisogna negarsi le gioie.

giovedì 28 marzo 2013

Un attimo di verità

Sono quattro giorni che recito la mia consueta parte.
Esco la mattina con i vestiti morali che si addicono al personaggio che mi hanno cucito addosso.
Mi adeguo, mi adatto, per sopravvivere.

Una sequenza di timori e di timidezze, che si stampano sul mio volto sempre più insofferente.
Sono stanca di essere il mio pupazzo, la mia immagine.

Non mi sento più in dovere.
Tutto qui,  intanto mi avvicino, piano piano.

Una vera settimana di Passione....

lavorativa, intendo. Una settimana pesante, l'ultima delle settimane pesanti, ma solo in ordine cronologico. Sono così stanca che vorrei solo dormire.
Mi alzo la mattina con la sensazione che mi manchi un'ora di sonno buona.
Non basterebbe nemmeno quella, sono proprio stanca.

Ma ho pure la collega che non mi parla, non so perché.
Sostiene di avermi mandato un sms, a cui io non avrei risposto.
Io non l'ho mai ricevuto, ma... che importa poi.
Il peso di tutte queste persone che fanno ruotare la loro vita intorno a meschine questioni di alcuna importanza. Persone piccoline che succhiano energia al prossimo loro, che rapinano gli altri del loro tempo per disperderlo nella loro piccolezza.

E basta, santo cielo.
Immuni a qualsiasi sorta di ridicolo, poi.
Con questa che mangia allo stesso tavolo girata dall'altra parte...
Che non risponde alle mail, ma si può.

Non non si può, e quindi la si molla all'istante a grattarsi il vuoto pneumatico del suo cervello.

domenica 24 marzo 2013

Relazioni

Per vedere se una relazione funziona, basta vedere che effetto ha su di te.
Ansie, insicurezze, alti e bassi sono normali.
Ma ci sono relazioni "malate" che hanno effetti deleteri a lungo termine.
Che minano la tua sicurezza, che ti fanno sentire sempre inadeguata, che modificano piano piano il tuo modo di essere e di vivere.

Ecco, una relazione che funziona, e non mi riferisco solo a quelle sentimentali, è quella che riesce a tirare fuori il meglio da te. Che supporta quello che sei e quello che fai, senza negare gli errori, ma senza strumentalizzarli e usarli per cercare di demolirti. In caso contrario è meglio uscirne e troncare.
Senza rimpianti.

Idee per il futuro dell'economia italiana

Da più parti, e con sempre maggiore insistenza si parla di decrescita 'felice' dell'economia.
Il concetto è nato come conseguenza dei primi accenni di crisi dell'economia occidentale, basata sulla valutazione di un indicatore, il PIL, o prodotto interno lordo, che appare del tutto inadeguato a soddisfare le esigenze descrittive moderne.

Questo movimento di pensiero parte una considerazione semplice: può un'economia crescere per sempre? Ovvero, è possibile che si espandano senza fine consumi e spesa pubblica per soddisfare le esigenze di una economia in costante espansione?

Conquistare nuovi mercati, creare infinite esigenze, rendere più economici i beni sembrano essere, tra le altre, le strade percorse fino ad ora per sostenere questa forma di espansione economica.

Peccato che l'Italia, insieme a molti Paesi d'Europa, non cresca più, ma anzi, vada all'indietro come i gamberi.

Mi limito a osservare che i ritmi di vita moderni hanno reso il tempo il bene più prezioso per tutti noi. Nonostante le moderne tecnologie, il nostro carico di lavoro (spesso lavoro del tutto fine a sé stesso) è aumentato e i tempi della giornata lavorativa si sono dilatati.

Il fatto di aver a disposizione una sovraofferta di beni ci ha fatto dimenticare quali sono le nostre esigenze primarie: dormire, mangiare e scaldarsi.
Esigenze che, negli ultimi anni, pare siano state messe a dura prova. La necessità indotta di essere sempre connessi riduce i tempi del sonno, una serie di problematiche infinite legate alla difficile gestione dei rapporti umani e lavorativi, oltre alla sofisticazione degli alimenti, ci crea non pochi problemi alimentari.

Eppure l'Italia potrebbe essere un esempio di crescita alternativa. Quanti di noi sostituiscono (o cercano di farlo) con il superfluo che invade le nostre esistenze?

Ritrovare un giusto equilibrio nelle cose dell'esistenza potrebbe essere un inizio.
Io non esisto perché compro, come sembra suggerirci la televisione, ma perché sono io.

Questa perenne insoddisfazione nasce dalla difficoltà di far fronte alle esigenze minime quotidiane. Il vivere di corsa sempre impedisce di pensare e di osservare e di capire.

Io voglio esserci nella mia vita, può essere il motto giusto per iniziare.

Fare fare fare, un imperativo moderno.
Fare cosa esattamente?

Questo è il problema.
Io vedo tutta questa gente che corre e corre, ma... per arrivare dove?
Spesso mi capita di trovare al semaforo rosso il tizio che mi ha appena sorpassato.

In Italia mancano servizi, manca una vera cultura della trasmissione del nostro patrimonio artistico e culturale in senso lato. Potremmo trasformare l'Italia in un ricettacolo di turisti impegnati a cucinare e a girare per i fori imperiali con il naso all'insù, ma senza inciampare, senza essere taglieggiati per mezzo litro d'acqua e con delle guide che parlino correttamente qualche lingua.
Un paradiso di musei, ma anche di divertimento, magari senza devastare il nostro patrimonio artistico cementificando ovunque.

Per fare questo ci vuole un cambio di mentalità, pensare al bene comune invece che a quello del singolo dietro l'angolo. Poi ci vuole volontà, investimenti nella cultura e non solo in ciò che è immediatamente fruibile. Il pensiero mi corre all'idea di scuola-azienda e rabbrividisco, soprattutto pensando a come va male Mediaset....

Io credo che si debba ripartire da questa parola: studiare.
Dopo decenni di approssimazione e stupidità collettiva, sarebbe bene ripensare a tutto il meccanismo economico italiano, evitare di devastare il Paese con opere pubbliche inutili, favorire quelle utili e puntare sulla rinascita sostenibile del nostro Paese, adoperando le nuove tecnologie per migliorare la vita della gente e non per aumentare la "schiavitù".

venerdì 22 marzo 2013

Infusione d'amore

Necessito di una grande, assoluta, profonda, infusione d'amore incondizionato.

Crollo verticale causa influenza

Questa settimana sono stata molto male causa influenza.
Nella notte tra martedì e mercoledì, dopo averla covata per giorni, l'influenza mi ha travolto, mostrandomi il suo lato più antipatico, quello gastrointestinale.
Da giorni, probabilmente, dovevo averla addosso, perché mi ha germita duramente.

Vi risparmio i particolari di una nottata tra bagno e divano, impossibile dormire a letto, tra pulizie e malesseri. Solo alle prime luci dell'alba mi sono assopita, in stato di grande prostrazione.

Ebbene, non è di questo che volevo parlarvi, ma di una cosa che mi ha profondamente turbata e preoccupata. Quando è stato chiaro che il giorno dopo non potevo andare al lavoro (in che condizioni poi, dato che ero uno straccio influenzato), mi sono sentita in colpa. Un altro collega era malato e il giorno stesso, oltre a una montagna di lavoro, ci sono stati problemi sul lavoro (legato sempre al superlavoro).

Capite? Questo è il problema, la sindrome da Bee Bee che mi affligge.
Ora, io posso passare in quello stramaledetto ufficio 20 ore al mese più del dovuto, posso comprarmi i giornali e vedere le notizie in anticipo sul web prima di andarci, controllare mille volte le cose e fondermi il cervello, ma è impossibile non commettere errori e accontentare tutti.
Ho troppo lavoro e da troppo tempo.
Non si possono fare analisi finanziarie tirando i dadi a caso, e, inoltre, si dà il caso che mi siano capitati da seguire gli unici prodotti che, in questo momento di forte crisi, interessano alla gente, per cui arrivano domande a fiotti, appena c'è il minimo problema scrivo, telefonano, si lamentano.
Il fatto è che tutto il lavoro ereditato da Michela non mi dà tregua e gli ultimi tre mesi si sono trasformati in un inferno, fatto di nervi tesi, preoccupazioni che si riversano implacabili sul mio stato di salute.

Non dico che l'influenza sia determinata dallo stress, però, se avessi una condizione psicologica migliore di certo mi ammalerei meno.

Ma qual è il problema? Un eccessivo senso di responsabilità, tipicamente femminile e sulla cui debolezza nel lavoro fanno di solito leva per spremerti oltre il dovuto ?
Il problema a dir di no?
Bisogno di essere apprezzata?

Non ve lo so dire, ma so di per certo che non è il luogo giusto e non ci sono le persone giuste.
Ripensando alla mia vita, ci sono state fasi e ci sono stati periodi solitamente scanditi da corsi di studio o da relazioni, che poi si sono chiusi. Io vorrei chiudere questo che sto vivendo.

Devo tornare ad avere il controllo della mia vita e della mia persona.