giovedì 28 febbraio 2013

Sono proprio un somaro (social network)

Credo proprio di averne combinata una delle mie.
 
Dopo attente e faticose riflessioni sul fatto che pubblicare nome e cognome e fotografia sulla rivista equivalesse a passare dal privato al forzatamente pubblico, mi sono decisa a iscrivermi a LinkedIn.
Mi sembrava che fosse anche indice di una certa "serietà" professionale, insomma, questa finisce a dispensare consigli economici a tutto spiano e non esiste da nessuna parte?
 
E così mi sono fatta una paginetta sul sito, un po' controvoglia, ma l'ho fatta. L'unico guizzo di vanità nella scelta della foto, giuro è mia non è ritoccata. 
 
Ecco, tanto per cominciare, questo programma "spulcia" nella tua rubrica online per individuare un'eventuale presenza di persone che conosci sul motore di ricerca.
Inoltre, nel momento in cui tu dichiari l'appartenenza a un'azienda, ti mette automaticamente in contatto con tutti coloro che lavorano presso la medesima.
 
Ora, colpa mia che non ho cancellato indirizzi di persone poco gradite, ma, almeno chiedetemelo.
Dato che ora, ogni volta che apro la pagina, mi trovo il bel faccione di un ex che troneggia tra i primi contatti non ancora accettati. E non è bello.
 
Non contenta e soprattutto alla ricerca di una compagna di corso di inglese che ho perso di vista tempo fa, mi dedico a un minuzioso screening dei contatti che a loro volta mi hanno contattata (perdonatemi il bisticcio di parole) in maniera colpevolmente superficiale, ovvero facendomi bellamente i fatti degli altri, esplorando profili, cercando compagni ed ex compagni di scuola... senza sapere che, come tu puoi vedere tutto degli altri anche loro, viceversa, possono vedere le tue visite.
 
Ma è ovvio, solo una cretina patentata come me può non saperlo.
 
Ora, è inutile che vi dica che è stato un disguido dovuto all'incompetenza. Quest'ultima è palese.
Ma non è un disguido, è che sono curiosa. Curiosa come un gatto.
 
Quando ho realizzato dell'ambivalenza della visita, mi sono vergognata come una ladra, per una serie di motivi. Tra cui il fatto che, invece di continuare a scrivere un barbosissimo pezzo sull'economia polacca e la borsa polacca e le obbligazioni polacche e la disoccupazione polacca, stessi "divagando" su internet.
 
E, quando ho realizzato la portata della figuraccia, mi sono vergognata e più vergognosa che mai mi sono "riversata" su Maria nella mia estrema vergogna. Almeno lei si è divertita...
Beh, in realtà ci siamo fatte un paio di risate....Le mie vergognose, le sue no.
 
E penso a tutte quelle tante persone che si sono trovate il mio faccione tra le ultime visualizzazioni.
E così... torno a vergognarmi nel mio angolo, mentre setaccio, invece della rete, il sito dell'istituto di statistica polacco.
 
Ben mi sta. Dovevo dedicarmi alla Polonia, lazzarona....
 
 




Dovere, volere

Il dovere è davvero un concetto assoluto oppure può essere relativizzato?
E ancora, il dovere è un concetto morale che attiene all'etica personale oppure può essere sistemizzato e universalizzato?

No, stamattina non ho messo le dita nella presa, ma, semplicemente, mi ponevo un dubbio: quello che io devo fare lo devo fare per "ragioni superiori" oppure talvolta sono io che me lo impongo.
Dove iniziano i miei doveri e dove le mie paranoie?

E ancora, so che in questo periodo mi sto assumendo troppi impegni, troppe incombenze, troppi extra. Sono stanca, e più lo sono e meno riesco a dormire. Mi sveglio (come oggi) poco dopo le 5, non riesco a dormire, poi ho continuamente mal di stomaco e le occhiaie che toccano terra.

C'è qualcosa che non va.
Se penso a ogni singolo impegno, ovviamente è improrogabile. L'occasione unica e irripetibile.
Ma se penso all'insieme.... è un po' troppo.
Uscire alle 6 e mezza del mattino e rientrare alle 20 e 30 è un po' troppo, soprattutto se è una cosa reiterata nel tempo.

In sintesi, non sarà che ho difficoltà a dire di no?
Insomma, io che cosa davvero devo fare, cosa mi sento in dovere di fare e cosa voglio fare?

Se penso ai giorni passati, mi chiedo quanto sia saggio imporsi comportamenti formalmente corretti e impeccabili (per chi poi?).
Mi chiedo come possa pensare di continuare ad adeguarmi a una consuetudine che non è più la mia. Volgo lo sguardo indietro e mi sento lontana mille miglia, dopo aver passato una giornata imbustata in un abito di plastica a far la sauna nei miei buoni comportamenti.

Quanto della mia vita devo sprecare a compiacere gente volgare, o stupida, o tutt'e due le cose insieme, a ricercarmi obblighi tutt'altro che scontati.

Mi serve, credo, tornare a desiderare qualcosa.
Io cosa voglio fare? Dove voglio andare? Con chi voglio stare?

mercoledì 27 febbraio 2013

Obblighi di compleanno

Ovvero, dar da mangiare ai famelici colleghi.

Con il senno di poi, mi sono resa conto che abituare i suddetti famelici a festeggiare grossi e grassi compleanni, è stato un errore. D'altro canto, anche i colleghi degli uffici a fianco mi invitano ai loro festeggiamenti.
Per cui, il minimo, in termini di educazione, è quello di ricambiare.

All'inizio, e quando gli anni erano meno, mi divertiva e non mi pesava.
Nella mia proverbiale ingenuità, poi, pensavo che esibire le mie capacità culinarie mi avrebbe "fornito punti" nella considerazione maschile (sono scema, l'ho capito, l'ho capito adesso). Insomma, almeno qualcosa sa fare...

E così via di compleanno in compleanno, a botte di torte salate e dolci, biscotti, brioches, tartine e chi più ne ha più ne metta.

Dopo un po' la cosa ha cominciato a pesarmi.
In tutti i sensi. Fisicamente, perché vi assicuro che portare da Mortara all'altro capo di Milano con treno+metro verde+metro gialla+pezzo a piedi senza fare danni non è semplice, e poi emotivamente.
Se avessi potuto scegliere liberamente, avrei festeggiato "a porte chiuse" con poche persone, e non in ufficio. Magari un lunedì, in modo da potermi portare avanti facendo la torta (in questo sta il festeggiamento, nel fare qualcosa per qualcuno) la domenica, invece che durante la settimana, come mi è toccato fare perché altrimenti l'Ale non c'è e si offende.

La cosa ha assunto in questi giorni contorni comici.
Danilo mi ricorda cortesemente l'avvicinarsi del mio compleanno con grande costanza.
Tutti mi chiedono cosa porterò, e io, chiaramente, decido di togliermi il "dente" quanto prima.

Non ho fatto in tempo a dire che avrei portato la torta, che subito deraglia un treno sulla mia linea, causando notevoli disagi e ritardi alla circolazione.
Nel contempo, da 15 giorni ormai, ho il frigo rotto.
Quindi non potevo né fare la spesa, né portarmi avanti a fare la pastafrolla.

Mi precipito ieri come una pazza a comprare burro e uova al supermercato. Ci manca solo più che rotoli sotto la serranda implorando un panetto di burro, dato che mancano pochi minuti alla chiusura del punto vendita.
Mi lancio a casa, sempre come una pazza, dove mi metto all'opera.
Obiettivo: torta con ripieno di amaretti, dolce vintage, con una storia alle spalle e molto piemontese (mah).

Una torta grande e "robusta", senza crema.

Risultato: alle 10 di sera sto pulendo la cucina, dopo aver mangiato qualcosa in piedi, con il gatto (a cui piacciono i dolci) che mi assedia e si strofina con forza girandomi intorno mentre monto sulla scala con lo scopo di mettere sopra il frigo la torta a raffreddare del tutto. Come Gianni e Pinotto mia mamma (coinvolta nella cosa) e io ci intralciamo invece di coordinarci. Giriamo per la cucina sgomitando e portando le pignatte sporche da destra a sinistra e da sinistra a destra senza soste (alla fine abbiamo optato per la lavapiatti, almeno quella per il momento funziona).

Al momento di sfornare la torta ho avuto un attimo di preoccupazione.
La vedo lì, grande, bella cotta e gonfia nella tortiera senza cerniera (troppo grande l'impasto per stare nella tortiera standard), che mi guarda... e io temo di rovesciarla.
Grande disastro!!!!

Invece no, il gioco di prestigio tortiera piatto funziona e la tortona è lì, davanti a me.

Stamattina levataccia per confezionarla adeguatamente e viaggio sui mezzi davvero disagevole, per evitare di frantumarla.
Il rischio maggiore è dato dall'ometto con lo zainetto (perché un uomo abbondamentemente adulto e che non pratica alpinismo o trekking viaggia in metro con un enorme zaino che usa come arma di sfondamento di massa?). Che come un elefante alla carica degli elefanti cerca di stenderti ruotando sgraziatamente su se stesso in continuazione.
E a momenti ci riesce...
La torta è in salvo, ma una bella zainata in faccia (dato che, nonostante l'anno in più sono sempre alta 1 metro e 60, volendo essere generosa...) me la sono beccata come buongiorno.

E poi tutto secondo programma: arrivo e mando la mail, convocazione alle 10 e 30, invito anche l'orribile ciccio, che ovviamente si accorgerebbe della fragrante presenza, passo a chiamare tutti, mi sorbisco i gridolini e i lamenti (quando si mangia?) e le lamentele.
Già, perché su più di 20 persone a cui ho tagliato una cospicua fetta di torta, c'è stato anche chi si è lamentato che ne voleva di più, che aveva avuto una fettina piccola rispetto agli altri.
Indovinate chi?

Tra "abusivi" e invitati, alla fine in pratica la fetta più piccola è stata la mia.
Solo per verificare la cottura del dolce e il fatto che fosse commestibile.
Salvo un trancio della medesima per gli amici dell'ufficio salute, e stavolta con grande partecipazione, offro il mio dolce.
Mi regalo anche un pranzo con gruppo alternativo, come una boccata di ossigeno, in pratica, rispetto alla quotidianità. Del solito, dopo la mattinata intera a petulare:- Mi dai un'altra fetta? Per chi è? per chi è? -. ne ho davvero basta.

E oggi ho con me anche un coltello vero, per cui....

Ricapitolando: ho fatto la torta, è venuta bene, l'ho portata, non si è rotta, l'ho offerta a chi dovevo e non solo a chi volevo facendo grande sfoggio di educazione, non ho dato due ceffoni a chi lo meritava, ho sorriso, ho pulito e ho pure differenziato i piattini dai tovaglioli e dalle forchettine.

Però...
Non ho fatto quello che avrei voluto fare.
E ieri sera, a letto. prima di spegnere la luce, mi sono resa conto di sentirmi come si sente una mortadella sottovuoto.
Credo che il problema stia nella discrepanza tra dovere e volere, tra educazione e istinto.
Insomma, sono educata, gentile, cortese e... arcistufa di esserlo.


martedì 26 febbraio 2013

Un momento delizioso

Questa mattina, nata sotto una stella poco luminosa, si è movimentata allegramente.
Dopo diversi tentativi andati a vuoto per cause di sventura maggiore, ritardi reciproci, neve, malattia, ho visto Edvige a colazione. Lavora due strade a fianco delle mie.
Non ci vediamo da un mese, ma si può.....

E oggi, alle 8 e 5 ero davanti all'edicola della metro di Piazzale Maciachini.
Dopo 5 minuti è arrivata lei e ci siamo dirette verso il famoso bar nuovo di via Pavoni, tanto pubblicizzato da Paola che porta lì la figlia a scuola.

Mi piace subito questo ambiente ampio, tutto vetrate, dove il bianco domina (li progettano tutti con lo stampino, comunque, questi posti). C'è un po' di tutto, libri, brioche, ombrelli...
Sul tavolo troviamo la pubblicità di una serie di incontri e di corsi, tra cui uno di degustazione vini, che faranno prossimamente.

Parliamo, le espongo i miei progettini futuri, i miei dubbi, lei mi racconta della sue esperienze, della rapina della settimana scorsa, ci scambiamo delle idee sulla sua strana sostituzione in AC (mi ha confermato, la sua sostituta non è una farmacista). Alla fine, dopo mezz'ora, ci alziamo.
Ma prima mi dà un pacchettino, il regalo per il mio compleanno!!!!
E si ricordava che è domani!

Ma che tesoro, mi sorridevano anche i capelli.
Non me lo aspettavo davvero. :-))

Come faccio di solito ho aperto subito, come i bambini....

Dal sito del Corriere

Grillo, assuma la responsabilità
26.02|14:27 mariach
di guidare l' italia dal momento che ha causato l'ingovernabilità del paese. Le elezioni non sono una gara olimpica, non basta partecipare.

siamo passati da un cantante navi da crociera
26.02|14:06 Lettore_6060
ad un comico ; noi italiani dobbiamo meritarci tutto questo, senza capire nulla che il mondo che conta(inglesi americani e tedeschi) non và così? dobbiamo sempre avere a che fare con politici da campagne del grano, mascella volitiva, e discorsi dal balcone di piazza venezia? vedere non solo silvio e le sue pagliacciate con attricette varie, ma anche la traversata dello stretto da parte di grillo, e valutarli per quelli che sono

Viva... il re????

The day after, quello successivo alle votazioni più sceme della storia, è, per natura, pieno di opinionisti, di esperti improvvisati, di esperti veri, di contenti, di scontenti e di menefreghisti che pontificano a tutto spiano.

Ma oggi, dopo aver letto di tutto e il contrario di tutto, mi imbatto nella dichiarazioni del capo del partito monarchico italiano, il quale dice che, in presenza del re, questa confusione e ingovernabilità non ci sarebbe.
Insomma, niente Borsa al tracollo, niente su e giù dei mercati...

Ovvio, dato che, in caso di monarchia, le elezioni non sono normalmente previste.
E, impegnata nella mia mezz'ora+ mezz'ora quotidiana di metro, la visione del regale principe canterino e del di lui padre dal grilletto facile mi ha folgorata.
Pur da piemontese...
Oddio, al peggio non c'è limite, ma forse non basta una canzone, un bel sembiante francesoide e una moglie carina per risolelvare le sorti dell'Italia.

lunedì 25 febbraio 2013

Febbre da elezioni 2

... il mio capo sta girando per gli uffici con la radio a palla per ascoltare gli exit pol, maniche rimboccate, piede a papera con scarpe ortopediche, solito jeans.

Sembra un tifoso. Di che?
Non si sa.
Lui non è andato a votare. Nevicava....